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  12 aprile , 2019       redazione       La nostra storia, Cultura    0 Commenti
IL FASCINO DEGLI ENOTRI, GLI ANTICHI ABITATORI DELLA CALABRIA PREGRECA

Ha fatto registrare un’ampia e attenta partecipazione l’incontro culturale organizzato dalla Sezione regionale calabrese della “Società Italiana per la protezione dei Beni Culturali” (SIPBC-Onlus), presieduta dallo storico Franco Liguori, in collaborazione con l’Associazione per la Storia e l’Archeologia della Sibaritide, presieduta dal prof. Tullio Masneri, sul tema : “Sulle tracce degli Enotri nella Calabria settentrionale, tra storia e archeologia”. Si è iniziato con una accurata visita guidata al Villaggio degli Enotri, che coincide con il Parco archeologico di Broglio di Trebisacce, entro cui insistono i resti di un abitato protostorico con una superficie complessiva di 11 ettari, scoperto nel 1978 dal prof. Renato Peroni,dell’Università di Roma, che vi ha condotto scavi e ricerche per quasi un quarantennio. In diversi punti di quest’area sono stati raccolti in superficie frammenti di ceramica protostorica, risalenti alle età del Bronzo e del Ferro; la parte più alta, nettamente distinta dal resto dell’altopiano, costituisce una vera e propria acropoli, che si presenta come un pianoro lungo e stretto, delimitato da pareti a picco e da pendii scoscesi. La posizione elevata (circa 180 metri) rispetto alla pianura garantiva un ottimo controllo della linea di costa e di buona parte del territorio circostante. Il sito di Broglio fu abitato dalla media età del bronzo (XVI sec. a.C.) alla fase più avanzata della prima età del ferro (fine VIII sec. a.C.). L’insediamento protostorico sarebbe sorto ad opera degli Enotri, antica popolazione di lontana origine elladica e non autoctona, secondo la tradizione letteraria,che era insediata tra Calabria settentrionale e Basilicata, e viveva di agricoltura,pastorizia e commercio e che, tra il 1400 e il 1200 a.C. intrattenne rapporti di scambi commerciali con i navigatori micenei che frequentavano a quel tempo le coste dell’Italia meridionale, alla ricerca di rame e ferro. Nel corso della visita guidata, curata dal prof. Masneri, ci si è soffermati principalmente alla “casa centrale”, l’abitazione meglio conservata finora rinvenuta a Broglio e senza dubbio uno dei complessi più interessanti della protostoria dell’Italia meridionale. La casa, ricostruita sulla sommità della collina, risalirebbe al Bronzo recente, il momento di maggiore contatto degli Enotri con i navigatori micenei; la pianta è a ferro di cavallo, con la porta a est e l’abside a ovest.; la porta è preceduta da una soglia lastricata in pietrame. Una tazza con inciso il simbolo solare della svastica venne deposta, infissa verticalmente contro la parete a destra della soglia, come “sacrificio di fondazione”.Nel retro della casa erano conservati, probabilmente su mensole, numerosi vasi di ceramica depurata italo-micenea dipinta (soprattutto anfore) e grigia tornita (tazze e brocche).Sulla collina di Broglio è stato trovato anche “il magazzino dei cinque dolii”, una piccola stanza rettangolare, interrata su tutti i lati, al cui interno, integri e rovesciati su un fianco, erano posti cinque grandi dolii, grosse giare in argilla depurata e lavorata al tornio, che, per tecnologia e stile, rinviano a prototipi egei, della capacità di 1000 litri l’una. Almeno uno dei dolii aveva contenuto olio d’oliva, a dimostrazione che la coltivazione dell’ulivo in Calabria è antichissima, essendo iniziata molto prima (XI sec.a.C.) che arrivassero i colonizzatori greci a fondare le loro città sulle nostre coste (Sibari, Crotone, Locri).

Dopo l’interessante visita guidata al Villaggio enotrio, i partecipanti si sono spostati nella Sala didattica del Parco Archeologico di Broglio, per ascoltare gli interventi degli studiosi chiamati a relazionare. Ha preso per prima la parola il prof. Franco Liguori, organizzatore dell’incontro culturale e moderatore del convegno, che, dopo aver brevemente illustrato l’attività svolta dal 2016 ad oggi dalla sua associazione (SIPBC-Calabria) al fine di far conoscere e tutelare i beni archeologici, artistici, ambientali e paesaggistici della nostra regione, ha detto di aver voluto dedicare un apposito convegno alla protostoria della Sibaritide, agli Enotri e alle importanti testimonianze archeologiche che essi hanno lasciato nel nostro territorio, da Trebisacce ad Amendolara, da Francavilla Marittima a Torre del Mordillo. Testimonianze che ci fanno capire come il richiamo alla ricchezza della civiltà magno- greca non esaurisce affatto la conoscenza del passato antico della Calabria, una terra che, quando giunsero i coloni greci a fondarvi le loro città, era assai evoluta ed anche economicamente strutturata in modo complesso, a tal punto che i Greci dovettero semplicemente sostituirsi ai ceti dominanti indigeni, continuando il precedente sistema di sfruttamento e drenaggio delle risorse del territorio occupato, sottomettendo o assimilando le popolazioni locali.

Il primo relatore a intervenire è stato il dr. Carmelo Colelli, funzionario-archeologo della Soprintendenza ABAP di Cosenza, che ha parlato del popolamento enotrio fra Calabria settentrionale e Basilicata, illustrando, con l’ausilio della proiezione di immagini,tutti gli aspetti della civiltà degli Enotri, dalla storia alla religione, dalle attività economiche alla produzione artistica. E’ seguito, poi, l’intervento di Tullio Masneri, presidente dell’Associazione per la Storia e l’Archeologia della Sibaritide ed autore di saggi sull’archeologia trebisaccese, che ha relazionato su “La vita nel villaggio enotrio di Broglio”, mettendo a frutto la sua lunga esperienza di “guida” del Parco Archeologico e la sua conoscenza dei vari siti archeologici della Sibaritide. E’ intervenuta, infine, la dott.ssa Maria Cerzoso, direttore del Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, che ha illustrato la collezione di reperti enotri conservati nel museo cosentino fin dalla fine dell’Ottocento, provenienti dalla necropoli pre-ellenica (229 tombe a fossa) della tarda età del bronzo e della prima età del ferro di Torre Mordillo, nel comune di Spezzano Albanese,individuata e scavata da Luigi Viola nel 1888, e consistenti in suppellettili sepolcrali metalliche (armi, lance, fibule, spirali, anelli, braccialetti, piccole collane) ed anche fittili (corredi di tipo siculo). La manifestazione, molto partecipata, si è chiusa con un rinfresco ai presenti, offerto dall’Associazione che gestisce le visite del Parco archeologico di Broglio di Trebisacce. Il prof. Liguori, promotore della manifestazione, ha ringraziato il collega Tullio Masneri dell’ospitalità e della preziosa collaborazione, e i numerosi intervenuti che si sono detti arricchiti culturalmente dall’interessantissimo convegno sui nostri antichi progenitori, la cui storia affascina chiunque ama la propria terra e vuole conoscerne la plurimillenaria civiltà.

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