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  24 dicembre , 2008       redazione       Arte    0 Commenti
PRESENTATO IL LIBRO DI PINO D'ALBA

L'AZZURRO...OLTREMARE

 

FOTO D'AUTORE DI PINO D'ALBA

 

A Trebisacce  presso la sala convegni dell'Istituto "Virgo Fidelis" è stata presentata una bellissima pubblicazione contenente fotografie di Giuseppe D'Alba dal titolo " L'azzurro....oltremare".

Foto rigorosamente in bianco e nero scattate nei vicoletti, nelle campagne, nei casolari e sulle spiagge dei paesi dell'Alto Jonio cosentino. Foto artistiche che lasceranno sicuramente traccia di sé.

Giuseppe, Pino per gli amici, è un appassionato di fotografia e possiede un archivio notevole di immagini scattate nei lunghi anni di attività hobbystica e per questo mai banale, sempre legata in modo indissolubile alla sua grande sensibilità artistica.

La sala era stracolma non solo di trebisaccesi, ma anche di amici ed estimatori dei paesi vicini con in testa i sindaci di diverse comunità dell'alto ionio.

La presentazione è stata curata dall'instancabile prof.Piero De Vita che ha redatto anche la prefazione con un titolo che è da solo un programma:"Pino D'Alba e l'arte del Bianco e Nero". De Vita scrive: " E' documentazione storica e poesia, attraverso il linguaggio fotografico, di una coralità da rileggere e riscoprire".

Proprio così, le immagini di Pino sono autentica poesia a volte popolare, a volte lirica, a volte epica sempre e comunque radicate alla terra che lo ha visto nascere, crescere e farsi uomo e artista delicato e sensibile.

Io che conosco Pino da molti anni, l'ho visto particolarmente commosso, soprattutto quando ha letto la dedica ai propri figli ed alla cara moglie signora Rosa, che spesso è stata la sua prima estimatrice e critica amorevole. Grazie Pino per questo regalo che hai fatto non solo agli amici ma anche a tutti quelli che verranno, perchè attraverso le tue foto potranno avere la visiva sensazione del nostro antico modo di essere uomini e calabresi.

Altri relatori sono stati il dirigente del locale Liceo classico prof. Tullio  Masneri,il dott.  Antonio Raimondi  e il giornalista Franco Maurella, ognuno dei quali ha messo in risalto le diverse peculiarità tecnico-artistiche della fotografia in bianco e nero in generale e di quelle di Pino D'Alba in particolare. Ci piace ricordare la bella frase del dott. Raimondi nella sesta pagina del libro:

"......Evocate dalla magia di un'atmosfera silente del vecchio borgo, ma dai tocchi precisi, scorrono le immagini dell'obiettivo di Pinuccio d'Alba, fili sospesi di una memoria che rincorre i sogni della nostra infanzia ..... antiche archeologie .... di segni, respiri d'aria, di ombra e di luce .... dei vicoli scuri e di vecchi lampioni ......" (Antonio Cavallaro)


PINO D'ALBA

Non mi è facile iniziare a parlare, non sono un oratore, ho trascritto quello che intendo a voi trasmettere: le mie emozioni. Rivedermi nel libro che presento questa sera significa ricordare i giorni in cui camminando per i vicoli, tra le mura dei nostri paesetti, per le campagne, con la mia macchina fotografica immortalavo, in una frazione di secondo, immagini non più ripetibili, di un tempo passato.
Sviluppare personalmente il rullino in bianco e nero per poi stampare le foto sulla carta fotografica, credetemi è una sensazione stupenda. Nella camera oscura, procedere con lo sviluppare il rullino fotografico impressionato procedendo poi alla asciugatura e alla stampa successivamente, vedere dentro l'acido di sviluppo, presentarsi piano piano quella che sarà la fotografia, testimone nel tempo, sono momenti straordinari.
Non tutti hanno avuto questa possibilità , io si e, credetemi, per ore, molte notti, ho trascorso a sviluppare e stampare le foto ogni volta è stato scoprire immagini bellissime , ognuna delle quali esprimeva una sensazione particolare.
Sono felice questa sera per quanto è stato detto dai relatori e ancor di più per gli amici tutti qui convenuti che con la loro presenza hanno testimoniato interesse per il mio libro "L' zzurro oltremare", una antologia fotografica di ricordi, di storia, documenti fotografici.
Rivolgo un grazie particolare al prof. Piero De Vita, sempre disponibile, attento, solidale. Lo ringrazio per la presentazione al libro e per avermi attribuito “ il primato, nella nostra area, dell'uso artistico della macchina fotografica. Un esempio, un modello, un testimone.
Un grazie anche all'amico dott. Antonio Raimondi per la sua testimonianza “ …fili sospesi di una memoria che rincorre i sogni della nostra infanzia … antiche archeologie … di segni, respiri d'aria, di ombra e di luce … dei vicoli scuri e di vecchi lampioni…
Ho inteso dedicare il libro ai miei figli Antonio, Cristina e la piccola Luisa perchà© possano ricordarsi di me attraverso le mie foto e a mia moglie Rosa, compagna fedele del mio percorso di vita che, dato l'appuntamento odierno, mi corre l'obbligo ringraziare pubblicamente perchà©, in molte occasioni, ha espresso il suo critico apprezzato giudizio sulle mie opere fotografiche. E non da ultimo per questa antologia fotografica.
Dichiaro che sono un po'' imbarazzato per tutta l''attenzione rivoltami, io non sono abituato ad essere al centro dell'interesse o sotto i riflettori. Non vivo per i riconoscimenti.
In passato, ritrovo nel libro di Pina Basile "LA STORIA DI ORIOLO" nel libro di Leonardo Odoguardi "ALTO JONIO CALABRESE spazio e tempo dall'ottocento ad oggi" la pubblicazione di mie opere fotografiche. Un grazie di cuore agli autori che hanno creduto nella qualità delle mie immagini. Oggi, al contrario, sono io che con immensa gioia affido alle stampe il MIO LIBRO FOTOGRAFICO, naturalmente in bianco e nero.
Con piacere immenso pubblico le mie foto per rievocare un magico viaggio dal passato, che inizia dall'anno 1975, e che termina nell'anno 2007 con le foto del bosco bruciato sul monte Mostarico di Trebisacce: testimonianze, documenti, immagini di vita vissuta che difficilmente i giovani d'oggi possono ritrovare. Semplicità , genuinità , umile povertà , grande ricchezza d'animo, contrassegnavano la quotidiana vita della gente di allora. Segni indelebili ma che oramai difficilmente si possono ritrovare. Oggi, che si corre, troppo velocemente, il computer, il telefonino cellulare, la macchina fotografica digitale super tecnologica, che io personalmente non amo per il semplice fatto che ਠla macchina che scatta la foto e non il fotografo, non ci si rende conto della rovinoso processo di miglioramento.
Sicuramente, la modernità ha portato benessere ma allo stesso tempo tante, (lasciatemelo dire!...), tante controindicazioni: egoismo, trasgressività , apparire, mancanza di sincera comunicazione, mancanza di innocenza, mancanza di pulizia morale, mancanza di abnegazione e di carità .
Con le fotografie contenute nel libro inizio questo magico viaggio che parte, simbolicamente da Albidona: troviamo infatti delle immagini scattate intorno l'anno 1979 e che raffigurano espressioni di volti di giovine e meno riservate e schive donne, non particolarmente attratte dall'obiettivo della macchina fotografica, che testimoniano una vera purezza dell'anima con il loro volto pulito e denso dei segni di sacrifici, pieno di genuina semplicità , l'antica forgia con l'incudine che tanti lavori a cesellato.
Continuo, poi, con Amendolara, la torre spaccata, con Castroregio, tra il bosco ed il laghetto collinare, con Alessandria del Carretto, a Cerchiara di Calabria, l'antico Santuario della Madonna delle Armi, luogo di culto : il grande portone di ferro come ingresso, le vecchie mura che tanto raccontano sulla costruzione per la pietra che non trovava posto sul muro e che dalla sua rottura ne uscଠl'immagine della Madonna detta appunto delle Armi, perchà© trovata da cacciatori e dall'altra faccia l'immagine di San Giovanni, le dolci vecchiette che preparano il cibo per l'inverno: le zucche tagliate a mò di cerchio messe ad essiccare su tronchetti di legna, per poi essere consumate.
Proseguo questo viaggio e mi trovo in Oriolo, scale consunte, una meravigliosa bimba con sul capo “ u Maccatà¹ro “ ed un anziano che scendendo le scale consuma una sigaretta, e lui cappotto e cappello.
Continuo ed arrivo a Roseto capo Spulico, la vecchia chiesa, una serie di scale intersecate con tante porte e fanciulle che tra di loro parlano, vicoli, spazi con anziane signore e panni stesi ad asciugarsi.
Sono a San Lorenzo Bellizzi , trovo il vecchio e severo campanile a pietre faccia vista le sue campane, rintocchi di un tempo. Anche Saracena ਠmeta del mio viaggio nel 1978, ho avuto la fortuna di immortalare un anziano che comminando in una via tra vecchie mura , sotto ad un arco, indossa una “ zimarra “ il cappotto del tempo.
Arrivo a Trebisacce, la mia Trebisacce, si perch੠io sono Trebisaccese nato e mi sento orgoglioso di esserlo. A Trebisacce ho dedicato qualcosa in pi๠non perch੠sia il mio paesello ma perch੠ho avuto la fortuna di immortalare immagini-gioielli oramai quasi scomparse: la vecchia Salita Podgora, piazza monumento, la non pi๠presente cappelletta di San Rocco, posta su colle San Martino, il vecchio pontile, che tanto dava ai pescherecci quando tornavano dalla pesca e scaricavano il pescato tra gente attratta ed incuriosita, la barca di San Rocco, il mulino ad acqua, la cappelletta di San Giuseppe, a me particolarmente cara perchਠho voluto unitamente a Rosa, mia moglie, celebrare il mio matrimonio.
Inoltre l'attiguo vecchio forno a legna con la casa del custode, u cannone la vecchia fonte d'acqua, a cui attingevano le nostre donne, la fornace con la sua imponente canna fumaria, il vecchio municipio oggi sede di distaccato tribunale e che dire della cappelletta di Sant'Antuono con la vecchina che riporta la sua sedia dopo aver riposato nel vicoletto.
Altre varie immagini scattate dove, non ricordo esattamente i luoghi. Esaltano una masseria, antico e pericolante casolare dove ho trovato di tutto: dai barili posti in un angolo di una vecchia stanza, alla “ traglia “ , al campo di grano e ad alcuni attrezzi per la lavorazione della terra, un carretto tra gli alberi, usato quale mezzo di trasporto il cui motore non aveva la potenza di cento cavalli ma di un cavallo, che da solo riusciva a trainare il carro con sopra tanta roba.
Per ultimo, ma non meno importante, anzi al contrario, il bosco del Monte Mostarico, che tutti noi conosciamo, che nel settembre dell'anno 2007 ਠstato in parte bruciato lasciando “scheletri” di alberi, senza vita, terra arsa che dire di pi๠di fronte a tanta barbaria umana? Si perch੠solo l'uomo ha potuto commettere un simile gesto: bruciare la vita di 1, 10, 100, 1000 e tanti altri ancora alberi.
Tante altre fotografie da me scattate sono altrettanto piene di storia e riguardano i paesi di Rocca Imperiale, Montegiordano, Canna, Nocara, Francavilla, Villapiana, Plataci.
Fanno parte di segmenti iconografici che ho raggruppato in una organica e omogenea area tematica.
Troveranno sicuramente posto in un prossimo libro, nel quale darò ulteriore spazio, immagine e voce ad altri documenti e testimonianze di cui ਠricca la nostra terra, il nostro amato e generoso Alto Jonio.
Saluto tutti e ringrazio affettuosamente per la calorosa partecipazione.

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