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  07 luglio , 2013       piero.devita       Cultura    0 Commenti

Beni culturali, anche il ministero è moroso:

 bollette non pagate per 40 milioni

 

L'Italia è il paese con il più grande patrimonio storico culturale al mondo, eppure il dicastero che dovrebbe assicurarne la difesa e la promozione è il più colpito dai tagli di ogni governo: i fondi per le attività di tutela sono stati ridotti in 5 anni del 52%, quelli per le emergenze del 58%, mentre a Fus, restauro e istituti culturali arriva sempre meno

 

 

Il Colosseo a Roma, uno dei monumenti interessati di recente da chiusure al pubblico a causa di vertenze del personale ROMA - L'Italia è il paese con il più grande patrimonio storico culturale al mondo, al primo posto nella lista Unesco per numero di tesori dichiarati patrimonio dell'umanità, eppure il Ministero per i beni culturali rischia quasi il tracollo per morosità e per il drastico taglio dei finanziamenti cui continua a essere sottoposto dai governi di ogni colore. Gli ultimi dati forniti dal ministro Bray sono emblematici: quasi 10 milioni di euro in meno rispetto al 2012 per le "spese per interventi urgenti per le emergenze"; una disponibilità per il 'programma ordinario dei lavori pubblici' che passa dai 70,5 mln di euro del 2012 ai 47,6 mln del 2013 (nel 2004 erano 201 milioni), il sostegno dalle giocate del Lotto che dai 48,4 mln di un anno fa precipita ai 25,4 di quest'anno.

In questo scenario, non c'è da stupirsi se i musei sospendono le aperture, se il Colosseo resta chiuso per una vertenza dei custodi e se persino il ministero è costretto a chiedere un intervento straordinario al Tesoro per poter pagare bollette e canoni inevasi per un totale di 40 milioni.  "Le risorse relative alle principali programmazioni per l'esercizio dell'attività di tutela - si legge nel documento presentato dal ministro - hanno subito una riduzione del 58,2% passando da 276.636.141 a 115.632.039".

L'allarme del ministro Massimo Bray è riassunto nei dati inviato alle Camere insieme con le linee guida del suo dicastero. Dieci pagine di tabelle in cui numeri e percentuali non hanno bisogno di commenti. Il bilancio del ministero, tanto per iniziare, quest'anno è sceso a 1.546.779.172 euro, oltre 100 milioni di euro in meno rispetto a un anno fa, il 24% in meno rispetto al 2008, quando la voce 'previsione di spesa' segnava 2.037.446.020 di euro.

I tagli riguardano tutti settori di intervento e tutte le voci di finanziamento. Come detto, il fondo per le emergenze ha subito una riduzione di oltre 58% rispetto al 2008, per le risorse per il programma ordinario di tutela del patrimonio la decurtazione è del 52% rispetto al 2008 e del 76% se si guarda al bilancio 2004.

Passando alle entrate dal Lotto, le somme programmabili per il 2013 ammontano ad appena 15.047.923,00 contro i 50,6 nel 2012. Qui il taglio in percentuale è del 71% rispetto al 2008 (134,7 mln di euro) e dell'81% rispetto al 2004.

Le conseguenze si vedono anche dalla ripartizione dei fondi: il restauro perde il 31% rispetto alla dotazione 2008 e per il 2013 può contare su soli 15.047.923,00 (erano 50,6 nel 2012).

Nelle riduzioni a caduta, il sostegno del Mibac per gli Istituti culturali scende a 14.670.000,00 (-18% rispetto al 2009).

Senza aggiustamenti in corsa, si riduce anche il Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), che con gli attuali 398.847.077,00  è in calo di quasi il 15% rispetto al 2009.

Lo stesso regolare funzionamento del ministero è a rischio, visto che gli stanziamenti relativi, come si legge nella relazione di Bray, "ammontano complessivamente a circa 23 mln di euro per il 2013, a fronte di una esigenza di circa 50 mln, comprovata anche - si legge nelle tabelle - dalla recente ricognizione che ha evidenziato un debito per circa 40 mln di euro (già comunicati al ministero dell'economia e delle finanze per l'eventuale ripianamento dovuti principalmente al mancato pagamento di utenze e canoni".

La situazione sarà "ancora più critica a decorrere dal 2014, che presenta uno stanziamento di circa 14,5 mln, con un decremento pari ad oltre il 37%".

Infine, l'emergenza personale per il quale rimane il blocco delle assunzioni in vigore fino al "riassorbimento dell'esubero di personale in I area- addetti ai servizi ausiliari (267 persone) e nell'area dirigenti (4)".

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