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  17 febbraio , 2012       piero.devita       Cultura    0 Commenti
SOTTO LA MASCHERA: MOSTRA DI FRANCESCO DELIA

54° Carnevale di Castrovillari. Festival Internazionale del Folklore 


SOTTO LA MASCHERA

Mostra fotografica

di

 Francesco Delia


I Pulcinella “belli e brutti” di Alessandria del Carretto
una testimonianza sulle origini popolari del Carnevale

Mostra inaugurata  sabato 11 febbraio ore 17.00
Chiostro del Protoconvento Francescano di Castrovillari
dall'11 febbraio al 21 febbraio 2012



*  *  *

Una riflessione a margine
di Claudia Zicari 

Cosa c'è sotto la maschera? Qual è l'identità che si nasconde e quale quella che si vuole indossare?
Che origini ha l'esigenza di ricorrere ad un mascheramento collettivo e cosa rappresenta oggi questo rito?

La mostra fotografica di Francesco Delia pone questi e tanti altri interrogativi che rimangono aperti.
Il suo è un vero e proprio reportage fotografico con un taglio decisamente antropologico. 
Indagando le origini del Carnevale tradizionale di Alessandria del Carretto, ne individua le ragioni intime, 
scoprendo la magia catartica di un dispositivo arcaico e la poesia rintracciabile nella più antica tradizione italiana popolare, 
per trovarsi poi ribaltato qui ed ora a delineare i contorni di un'identità contemporanea incerta.
E' un atto dovuto condividere questo bagaglio culturale quando nasce da energie positive, tenaci, autentiche e porle all'attenzione pubblica rientra negli scopi e nelle aspirazioni più concrete e socialmente partecipative che un artista qui ed ora può prefiggersi.
Perché cosa c'è di più politicamente dinamico del cercare la propria identità, dello scovare le origini della propria cultura, dell'applicare le competenze individuali sul proprio territorio con l'ambizione, sacrosanta, di determinare il nostro destino?
E' un'atmosfera calviniana quella che raccontano le immagini pulite ed essenziali di Delia, che si arrampica sugli alberi per trovare la giusta distanza critica per partecipare al proprio presente, in un turbolento inseguimento teso all'affannosa ricerca della completa realizzazione del sé attraverso l'esercizio di una memoria collettiva consapevole.



Note di Francesco Delia

Con la mostra “Sotto la maschera” ho cercato di fare il punto sul Carnevale tradizionale di Alessandria del Carretto e sulle sue condizioni attuali di fenomeno ludico non più essenziale alla vita della comunità e al suo contesto economico e sociale: non esiste più l'ansia del buon raccolto e non sussiste più il Carnevale come rito propiziatorio, non esiste più l'aristocratico e il ricco signorotto e, dunque, non vi è più alcun ordine sociale o gerarchia da sovvertire.
Prima di Pasqua e dopo Natale, incipit abbondante della povera e catartica Quaresima,mentre la terra dorme e già si sogna la cornucopia dei suoi frutti, mentre la possibilità del risveglio della naturainclude ancora la morte e la malasorte dei raccolti e del lavoro, il Carnevale esplodeva nelle comunità come forma di supplica tracotante diretta al mondo ultraterreno, ai suoi spiriti malvagi affinché se ne andassero e a 
quelli buoni affinché restassero per assicurare le abbondanti messi. Il Carnevale era il tempo scelto dagli uomini
per fare i conti con forze superiori (incluso la loro propria cultura!), era il dispositivo magico e drammatico attraverso il quale si invertiva la quotidianità e si creava la cornice straordinaria dentro la quale le comunità, per tramite del mascheramento, parlavano il linguaggio degli dei e acquisivano così, esse stesse, il potere di influenzare
le leggi della natura e le dinamiche consolidate dei rapporti di potere in terra. Il travestimento, i colori, i suoni, i balli, il vino e il cibo erano gli ingredienti per la buona riuscita della grande inversione del tempo presente.

Il Carnevale di Alessandria del Carretto è nei nostri giorni “soltanto” una rivisitazione di un aspetto culturale e una forma d'intrattenimento patrocinato? Ma cosa c'è sotto la maschera?
Sicuramente non ci sono attori, ma persone che trattengono in sé il ricordo bambino di un momento collettivo di festa e di persone che, un tempo protagonisti delle mascherate, conoscono i gesti e l'attitudine del Pulcinella di Alessandria del Carretto; ci sono, ancora, i giovani che cercano, entusiasta, di raccordarsi all'ethos e ai simboli dei loro antenati.

Le foto presentate in mostra illustrano tre momenti del Carnevale alessandrino: quello finale della mascherata in piazza, quello preparatorio della vestizione delle maschere, quello incipitario e individuale del costruttore di maschere.
Attraverso questa ricerca fotografica, ho cercato le modalità di conservazione e trasmissione di questo fenomeno e del suo retroterra culturale: se il rito in sé è una forma di autorappresentazione spettacolare da offrire al pubblico senza influire sulla vita della comunità (anche in termini turistici), le fasi preparatorie, al contrario, si rivelano come quelle in cui le persone rientrano nell'orizzonte culturale tradizionale ancora incidente sulla loro condotta di vita.
Il rito in sé rivela l'aspetto diacronico della cultura alessandrina (nonostante la mancanza del contesto socio-economico giustificante l'esistenza del Carnevale, esso si continua a fare), mentre le fasi preparatorie disvelano l'aspetto sincronico della stessa cultura, perché in esse avvengono consegne di responsabilità, passaggi di conoscenze sul come resistere alla maschera, riaperture delle casse che custodiscono il corredo del Pulcinella e riallaciamenti alla propria genalogia, riattualizzando i saperi e l'estetica legate alle pratiche dell'artigianato locale.



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